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La Storia e il Territorio

Gonnosfanadiga è un paese le cui origini sono un po' incerte, secondo i suoi abitanti sorse intorno al 1610 in seguito alla distruzione del villaggio di Serru da parte dei Barbareschi. I sopravvissuti si recarono a Gonnos che era un grande centro organizzato in tutti i campi, con una difesa molto efficiente e in grado di offrire ospitalità e sicurezza. Secondo gli studiosi è necessario risalire a circa 7.000 anni fa quando ci fu il primo insediamento in Sardegna da parte dei Neolitici, uomini in grado di costruirsi utensili in legno, osso e pietra e che vivevano sfruttando tutto ciò che la natura offriva.
Dalla quantità di reperti archeologici, rivenuti in una vasta area (confine tra Villacidro e Arbus) e considerando la vastità dell'area stessa, circa otto villaggi compreso Gonnos, i ritrovamenti sono con molta probabilità riferibili a quel periodo. Dare una spiegazione al nome Gonnosfanadiga non è semplice, basti pensare che studiosi come il Wagner, il Bertoldi, il Terracini, il Carta Raspi hanno avuto grosse difficoltà a darne una definizione.
E' possibile che la prima parte del nome Gon(n) significasse "collina" , questo secondo un'interpretazione di Wagner; qualcun'altro è del parere che il termine Gonnos sia di origine nuragica, è di un altro parere il Carta Raspi infatti ha notato che la radice Gon(n) è molto presente nei paesi della Sardegna: Goni, Gonnesa, Gonnosnò ecc, secondo lui il nome Gonos è stato importato dalla Grecia e significa origine, nascita, stirpe. La seconda parte del nome Fanadiga "la cui popolazione ebbe origine più tardi" esisteva già come campagna, terra fanatica, nome utilizzato dai romani per la presenza nelle vicinanze di qualche fanum (tempio).

Gli studiosi formulano due ipotesi sulla comparsa della popolazione nuragica sulla nostra isola; la prima è che sia un popolo del tutto nuovo sbarcato nelle coste occidentali della Sardegna, la seconda è che siano i neolitici evoluti. I nuragici che si insediarono a Gonnos si stabilirono nelle zone non abitate dai neolitici che sono: Nuracci, Pal' 'e Pardu, San Cosimo e nella fascia collinare e montana che arrivava fino a Sibiri, introducendosi nei territori rimasti liberi tra i villaggi di Santa Severa, Serru ad est, Pedr' 'e mobariu, Su brunk' 'e su siddu ad ovest. Questa popolazione era molto esperta nella lavorazione del bronzo e realizzavano attrezzi e armi molto efficaci; conseguirono livelli di grande perfezione con i Bronzetti. Il ritrovamento di alcuni oggetti in bronzo e di uno stampo fa pensare che nel paese era molto diffusa questa tecnica e che ci fossero più officine fusorie vicine.
Un altro stampo è stato ritrovato a "Saloponi", serviva per produrre coltelli con una nervatura longitudinale al centro. Inoltre sapevano cuocere l'argilla come i neolitici per farne degli oggetti di uso comune, mentre il sughero forniva i recipienti da non utilizzare sul fuoco, ad esempio scodelle e catini "Mezzobas", secchi e secchielli "Casiddus"; l'utilizzo di alcuni di questi recipienti è arrivato sino ai giorni nostri.

La Sardegna è stata oggetto di numerose conquiste in particolar modo dai romani che hanno lasciato numerose tracce anche a Gonnos, infatti dalla moltitudine di oggetti rinvenuti, dalla scoperta dei 4 cimiteri "e non tombe sparse" si può risalire a quella che era la cittadina di allora. Villaggio con popolazione numerosa, composta da agricoltori, artigiani, commercianti e soldati. Tra gli artigiani sono da considerarsi come fonte notevole di produzione le donne che si dedicavano alla tessitura, non solo si pensa che dalla grande quantità di utensili di uso comune ritrovati nello stesso tratto ci fossero dei negozi di vendita. Solo con la dominazione spagnola cominciata nel 1479 e terminata intorno alla metà del 1600 si conosce Gonnosfanadiga attraverso i documenti, nei quali è descritta la piena attività del paese. Gente che compra, vende e lavora, che sfrutta tutte le risorse disponibili.
La maggior parte del popolo era dedita alla pastorizia, all'agricoltura e all'allevamento di buoi, maiali, capre, asini, pecore e anche le api.

 

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